ART & MUSIC

TORMENTI AND RECURRENT FOR SUMMER: The RECURRENT 3.3

THE MUSIC COVE a cura di Alexander Amorino Lov

Copia di Tormentone-dellestate

Ben ritrovati a tutti voi a quest’articolo di chiusura che analizza per voi tormenti e tormentoni estivi. Veniamo subito all’etimologia dei termini tormento e tormentone. Secondo Wikipedia, catchphrase, è una frase fatta che sta a significare la rapida diffusione e la costante riproduzione, anche tramite passaparola, di una canzone, di un video, di una frase o di un libro collegata ai mezzi di comunicazione di massa. Il tormentone è pertanto una sorta di peregrinaggio virale di un qualcosa che è universalmente apprezzato e pigramente diffuso a profusione. Ma cos’ha di diverso il tormentone rispetto al tormento?

Beh la sottile differenza sta nell’orecchio che ascolta: il tormentone piace e si fa sentire volentieri dall’interlocutore che ancora non ne ha nausea; il tormento nient’altro è che la sua conseguenza: la nausea da tormentone; non se la prenda chi diversamente da me la pensa, ma redigerò la mia personale top 5 dei brani che ancora prima dello sbocciar di quest’estate, già hanno iniziato a violentarmi ma, che riconosco essere geniali nel loro obiettivo: diffondersi, rimanere e unire.

J-AX E FEDEZ – VORREI MA NON POSTO

Per me parlare bene di questo brano è un po’ difficile anche perché il mio background musicale è totalmente differente e faccio pertanto fatica a farmi coinvolgere da due bei ragazzoni; parlando con una cara amica però, ho avuto modo di confrontarmi con una visione totalmente diversa di questo brano: se per me è proprio sangue per le orecchie, per lei è un bel messaggio, pop sì, ma terribilmente attuale, e se con un mezzo così semplice come la musica e l’hip-hop, genere da sempre pioniere di attualità in musica, si può anche solo addestrare gli ascoltatori a smetterla di lobotomizzarsi davanti a uno smartphone, un tablet o un computer, allora ben venga. La musica commerciale non è poi sempre sintomo di frivolezze e quindi innalzo la mia paletta da giudice e approvo!

ALVARO SOLER – SOFIA

Non c’è tormentone estivo senza una canzone in spagnolo: questo è dato certo! Se torno indietro con la memoria non riesco a non pensare a due brani “sfascia cervello” del passato. Uno, El Talisman di Rosana, che imperversò violentandoci le orecchie nell’ormai lontano 1997 e Vamos a Bailar di Paola e Chiara, idolo indiscusso dell’estate targata 2000 e riproposto in almeno venti remix, una versione spanglish per il mercato internazionale e alcune cover, addirittura! Ebbene anche quest’anno, cogliendo la palla al balzo dell’imminente X-Factor, Alvaro Soler ritorna dopo “El mismo Sol” con questo brano fresco e leggero, già martellante di suo che inizia a diffondersi come un morbo: la si sente ovunque: radio, TV, pubblicità, altoparlanti di luoghi pubblici, stabilimenti balneari e discoteche. Mi domando perché in Italia lo spagnolo vada così tanto: è sexy o lo si ascolta perché i cantanti sono proprio carini?

SIA – CHEAP THRILLS (FEAT. SEAN PAUL)

Di Sia si può dire tutto e niente ma la ragazza è davvero formidabile. Non sbaglia un colpo, è perfetta nel songwriting, perfetta nella musica e perfetta nel tempismo. Questo brano, tratto dall’ultimo disco uscito lo scorso gennaio, incarna perfettamente il pop ben costruito ed è senza dubbio, sì tormento perché sfido chiunque a volerlo sentire più del dovuto, ma anche un bell’esempio (o dovrei dire merda generale) di come canzoni rigettate dalle pop stars, possano comunque vivere una seconda vita: quella della qualità che la loro madre ha voluto dar loro.

ENRIQUE IGLESIAS – DUELE IL CORAZON (FEAT. WISIN)

Io il fenomeno Enrique Iglesias non l’ho mai capito. E non l’ho mai capito sin dall’inizio, credetemi. Avevo un’amica che cantava “Bailamos” a squarciagola, tentando un’approccio di danza sexy chiudendo gli occhi come se fosse in preda a un orgasmo… chissà magari lo sognava. Consideravo, fino ad allora, la famiglia Iglesias conclusa con il padre Julio che aveva infestato i sogni erotici delle più giovani fino alle più attempate donne, con le sue melense ballate ispaniche e invece, ecco che mi piomba addosso il figlio. Tempo di una sveltina in classifica e poi il silenzio, almeno in Italia. Ora nel 2016, anno di ritorni, lo ritroviamo come tormentone estivo e mi chiedo: ma se incidesse un album dalle sonorità invernali, avrebbe lo stesso successo? Che ne sarebbe del suo lascito musicale se dopo brani easy listening si inerpicasse in qualcosa di formalmente impegnato?

JUSTIN TIMBERLAKE – CAN’T STOP THE FEELING

Devo dire che Justin Timberlake è come il buon vino: migliora, non c’è niente da fare! Per i trentenni è un attimo fare mente locale al suo percorso musicale e iniziare a sorridere ripensando alla sua band, gli ‘NSYNC, che saltellavano con “Bye Bye Bye”, e lui era biondissimo e ricciolissimo, un po’ pischello dei bassi fondi di truzzolandia! Poi ti sforna degli album intensi, belli, curati, concept precisissimi ed eroticissimi che sfido chiunque a non volerselo limonare duro! La cosa che mi piace di lui è la sua umiltà: un’amica giornalista di musica americana, l’ha conosciuto in occasione di un pranzo-intervista a cui partecipava anche Bruno Mars e mi ha raccontato come lui, tra le righe, si sentisse un ragazzo intrappolato nel (o meglio votato al) pop, ma con una voglia di crescita musicale vorace, anomala vista la sua giovane età. Correva l’anno di “Cry me a river” e credo che il Justin abbia finalmente trovato il giusto equilibrio tra la sfacciataggine degli esordi e il maturo uomo che è diventato.

Alla fine ragazzi, che vi piaccia il mainstream, o che prediligiate l’underground, il cuore pulsante è sempre la musica, un meraviglioso artificio che ci fa sentire bene, ci tiene in vita e ci fa trasportare la mente a bei ricordi, a bei momenti, a utopici sogni… e chissenefrega se la gente vi critica, vi snobba o vi porta a cambiar gusti, siate il vostro long playing e premete il tasto play alla vostra estate!