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PROGETTO MATRIA – AGAINST VIOLENCE ON WOMEN AND CHILDREN,it

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Progetto Matria è la prima fase di un work in progress presentato da teatro#binomio sulla vita e le battaglie di Lydia Cacho, giornalista e scrittrice messicana, attivista contro gli abusi su donne e minori. Il drammaturgo e regista Emiliano Bulgaria con gli attori della compagnia Cristina Nùghes e Alessandro Tampieri, presenteranno in anteprima alcuni estratti della pièce inedita Né patria, né matria (che ci protegga) ad accompagnare il calendario di incontri e approfondimenti in occasione della giornate mondiali per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (20 novembre) e contro la violenza sulle donne (25 novembre). La redazione di Magazzino26 ha intervistato l’autore e la protagonista.

1) Cristina: come nasce l’idea di uno spettacolo su Lydia Cacho?

E’ stata folgorante, improvvisa. Quattro anni fa ho visto una sua intervista, tra l’altro io non sapevo nemmeno chi fosse. Stavo ancora incollata alla televisione quando ho deciso che avrei fatto uno spettacolo su di lei. Ho visto in lei una di quelle eroine di cui leggevo solo sui libri di storia, ma attuale, viva, presente, vera. E ho sentito il desiderio di gridare a tutti questa cosa.


2) Emiliano: qual è stata la sfida di lavorare sui testi di una giornalista?

Ero consapevole di non voler realizzare uno spettacolo che fosse una trasposizione dei libri di Lydia Cacho. Ciò che ha suscitato il mio interesse è stata la differente natura letteraria con cui ha affrontato la piaga della pedofilia: Demoni dell’eden è un libro d’inchiesta con un taglio prettamente giornalistico, distaccato nel linguaggio; Memorie di un’infamia è più intimo e autobiografico. Nel dramma volevo che queste due anime venissero fuori come una voce sola.


3) Emiliano: perché mettere in scena il personaggio di Lydia?

Ciò che mi premeva era di porre l’essere umano al centro del dramma, l’individuo che non chiude gli occhi di fronte alle atrocità del nostro tempo, che è conscio dell’importanza del proprio lavoro e non si lascia piegare da un sistema giudiziario corrotto o dalle minacce di morte. Lydia Cacho incarna una molteplicità di valori positivi che credo debbano essere conosciuti dal pubblico. In più è viva, anagraficamente giovane, e ha fatto e credo farà ancora la differenza tra l’omertà e la divulgazione.


4) Cristina: che significa per te interpretare una persona vivente?

Credo che Lydia sia per tutti noi un esempio di amore, coraggio, lotta, speranza, forza e determinazione; ma anche di come si possa rinascere dalle macerie della violenza e della paura. Tornare a vivere e a lottare per degli ideali. Quindi mi sento prima di tutto onorata per questa grande responsabilità, ma questo mi porta anche il timore di non esserne all’altezza. A volte mi immagino Lydia fra il pubblico e mi dico: chissà se si rivedrebbe in questo, chissà se si rispecchierebbe. E lavoro in questa ottica. Spero tanto di riuscirci e di non tradirla in nulla.


5) Emiliano: cosa ti ha portato alla scelta di questo titolo?

Nè patria, né matria (che ci protegga) è tratto da un libro della stessa Cacho, e penso sia la summa dei tre elementi chiave che emergono nel dramma. La patria è l’entità al di sopra dell’individuo. La negazione diventa sinonimo di oppressione. Matria è un neologismo della giornalista. Intende una patria più sensibile, quasi materna, e insieme la lotta femminista per un vocabolario corretto. (che ci protegga) un tra parentesi che tra parentesi non è. Anzi, è il cuore del lavoro di Lydia: schierarsi a favore di chi non può proteggersi da solo.

6) Cristina: nell’Italia del 2016 a chi si rivolge il vostro lavoro?

Non ai bambini poiché i temi sono forti e credo che lo spettacolo non sia adatto fino ai 14/15 anni. Per il resto direi che si rivolge a tutti. La maggioranza di noi chiude gli occhi, mi ci metto anch’io, pensando che la violenza sia lontana. Quando invece può toccarci da vicino. Ipotizzando che anche solo l’1% dei bambini sia vittima di abusi, di sicuro tutti noi ne abbiamo incontrato almeno uno. Sarebbe bello aiutarlo. Quindi sì, lo spettacolo è rivolto a tutti: vittime, carnefici e tutti noi spettatori inerti e inermi.

Nell’ambito del Festival la Violenza Illustrata Festivalviolenzaillustrata

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