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LA PRIMAVERA DI NAPOLI INIZIA DAL TEATRO

Performing Arts a cura di Laura Bevione

La primavera è stagione sovente effimera e illusoria: splendide giornate di sole seguite da settimane di grigia pioggia… Niente affatto fugace né transitoria è la “primavera” che ha dato l’abbrivio alla rinascita di uno dei cosiddetti quartieri “difficili” di Napoli, vale a dire San Giovanni a Teduccio, dove la criminalità organizzata la fa spesso da padrona, reclutando affiliati giovanissimi e che, a venti-trent’anni, sono già boss scafati e spietati. Qui un gruppo di giovani artisti della scena – Francesco Di Leva, Adriano Pantaleo, Giuseppe Miale Di Mauro e Giuseppe Gaudino –  ha creato in una palestra abbandonata uno spazio per le arti, il NEST – Napoli Est Teatro. Qui questo appassionato e affiatato gruppo è riuscito a portare un regista affermato quale Mario Martone e Carolina Rosi, “nuora” del maggiore dei drammaturghi napoletani.

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È nato così Il sindaco del Rione Sanità, spettacolo per il quale Carolina Rosi – vedova di Luca e “custode” dell’immenso patrimonio teatrale della famiglia De Filippo – ha concesso i diritti per la messa in scena; mentre Mario Martone ha offerto la propria maestria di regista, collaborando con gli attori e i tecnici del NEST. Una genesi in qualche modo “extraordinaria” che si riflette nella stessa natura e nella qualità dell’allestimento, che “aggiusta” il testo originale di Eduardo quel tanto necessario per farne specchio critico del luogo in cui è germinato. Così il protagonista, il temuto “sindaco” Antonio Barracano, non è un settantacinquenne bensì un trentenne e ciò non soltanto per assecondare i trentotto anni dell’interprete – Francesco Di Leva – bensì per riflettere una realtà comandata da boss oramai giovanissimi. Una scelta che, se da una parte si emancipa dalla tradizione – teatrale e cinematografica – delle messe in scena edoardiane; dall’altra, afferma Martone, «consente di mettere il testo alla prova della contemporaneità e di leggerlo come nuovo».  Ne esce, così, il ritratto di una città – ma, più in generale, di una società – in cui appare tutt’altro che semplice distinguere fra “gente per bene e gente carogna” – come sapeva fare Antonio Barracano, il rispettato “amministratore” del rione/quartiere – e dove, sottolinea ancora il regista, «affiora un’umanità feroce, ambigua e dolente, dove il bene e il male si confrontano in ogni personaggio, dove le due città di cui sempre si parla a Napoli (la legalitaria e la criminale) si scontrano in una partita senza vincitori. Perché, è inutile fingere di non vederlo, la città è una e, per quanta paura faccia, nessuno può pensare di tagliarla in due». Lo spettacolo diventa dunque un modo per osservare senza stereotipi né condizionamenti la realtà di una città, riconoscendone contraddizioni e disumanità ma intravedendo altresì possibilità di cambiamento. Delicate gemme appena spuntate, che richiedono cura e dedizione, le stesse grazie alle quali Di Leva e soci hanno fatto nascere il loro teatro. Lo spettacolo, assolutamente da non perdere, è fino al 17 marzo al NEST e dal 21 fino al 2 aprile al teatro Gobetti di Torino (www.napoliestteatro.com; www.teatrostabiletorino.it ).   

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