JESÚS DEL POZO

a cura di Alessandro Martinelli

Diana Gartner e Jesús Del Pozo al termine della presentazione della collezione Autunno/Inverno 2001/02

Gli aquiloni di Jesús Del Pozo

Alla scoperta di uno dei talenti madrileni più riconosciuti al mondo, vincitore di numerosi premi nel campo delle arti e del design. Come per Cristóbal Balenciaga e Mariano Fortuny y Madrazo, da sempre riconosciuti come suoi maestri universali, Del Pozo è profondamente legato alle radici spagnole e alle antiche tradizioni: i suoi abiti possono essere descritti come “avant-garde e sofisficati”, ingannano per la loro apparente semplicità e sono dotati di una grande raffinatezza, che avvicina l’artista alla corrente artistica strutturalista, dove ogni elemento non è considerato nella sua singolarità, ma come parte di un sistema basato su un insieme di relazione tra gli elementi stessi. Jesús Del Pozo, madrileno di nascita, classe 1946, fin dalla tenera età ha sempre dimostrato interesse per rimodellare e plasmare tutto ciò che incontra.

Desde que nací recuerdo haber hecho cosas con las manos, haber dibujado y pintado: recuerdo haberme educado en el arte, intentando entender lo que no entendía […] esto me ha dado un poso que se refleja en mis piezas textiles”.

Vestito di seta cruda (P/E 1999) Vestito “Vaso” (A/I 1995-96) – Vestito “Ballerina” (A/I 1995-96)

Durante i suoi studi di Interior Design, sperimenta e comprende tutte le possibilità di colore, forma, volumi e consistenza che un tessuto può sviluppare dando forma a una vera e propria poetica dell’indumento. Il sogno è il tema ricorrente di tutte le sue creazioni presentate nel corso degli anni tra Madrid, Tokyo e Parigi, declinato attraverso strutture essenziali e pure, ma dalle deliziose lavorazioni sartoriali. La sua moda “avant-garde” e sempre coerente ha come leit-motiv la ricerca della qualità e di una sofisficata naturalezza, che può essere apprezzata a stretto contatto con i materiali da cui è composta. Il suo stile è ingannevolmente semplice, sottilmente seducente, serio e raffinato: non è soltanto una scelta estetica, ma una vera e propria filosofia personale. Tutto è plasmato attraverso il colore, la struttura e un approccio sofisticato, mai superficiale: le forme sono sobrie, i volumi sono rigorosi. Il suo lavoro è pura creazione e avvicina la moda a una forma d’arte contemporanea, che difficilmente si può conciliare con i convenzionali trends del mondo della moda.

A/I 2010/2011; A/I 2006/07; A/I 2005/06

 

Violeta Sanchez rintratta per Del Pozo da Javier Vallhonrat (1988)

La geometria delle linee, l’attenzione ai dettagli e la meticolosità nella rifinitura si ricollegano alla lunga tradizione spagnola nella moda e nell’arte e stabiliscono una forte connessione con le opere di due grandi artisti che storicamente lo hanno preceduto: Cristóbal Balenciaga e Mariano Fortuny y Madrazo. La sua visione estetica unitaria ha contagiato diversi aspetti del design: dai gioielli ai profumi, agli occhiali, all’ arredamento per la casa, ai tessuti, ai tappeti, alle uniformi, agli abiti per bambini o da sposa, ai costumi teatrali e alle scenografie, ecc…; come affermato in numerose interviste, il suo processo creativo è spontaneo e naturale e nasce dal desiderio di generare il nuovo sostituendo il già esistente.

Il suo primo negozio, nei toni del beige e del rosso sulla Calle Almirante, aperto nel 1974, diventa espressione del suo spirito pionieristico e intraprendente e ben presto il rifugio per le persone “cool” di Madrid. La moda diventa veicolo di cambiamento sociale, culturale e politico: lasciando alle spalle la cupa Spagna della dittatura franchista, la “nuova Spagna” comincia a esplodere e a manifestare la nuova identità a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. I “nuovi creatori” sono sulla bocca di tutti, si anima la “movida” e la vita notturna, emergono le collezioni galiziane, le idee che provengono da Barcellona hanno un forte impatto rivoluzionario; lo stesso fenomeno si sviluppa nella moda, con le giovani donne vestite da Francis Montesinos a Valencia, Toni Mirò a Barcellona e Jesús Del Pozo a Madrid. La moda spagnola acquista consapevolezza, forgia e materializza il suo nome, anche se è ancora vista con una certa perplessità e le difficoltà contingenti sono molte.

Il lavoro di designers come Del Pozo nasce nello sviluppare quello che sarebbe diventata la moda spagnola attuale, ossia sinonimo di un design di qualità e durevole, dall’estetica fantasiosa.

Abito della collezione 1987

I capisaldi del suo lavoro sono principalmente tre:

1- il volume, che significa rimodellamento e controllo dello spazio.

I suoi vestiti non sono però costumi, sono piuttosto aerei “aquiloni” o “sculture abitabili”, in ogni caso opere d’arte autentiche. Il riferimento alle forme della natura è forte, così come ai suoi maestri: ad esempio, le “mujeres cuencos” (le donne bocce) della fine degli anni 80 sono un chiaro riferimento alle creazioni a palloncino di Balenciaga. In ogni caso, la gestione mai improvvisata ma comunque naturale del volume ha permesso di essere avanti con i tempi a lui contemporanei e di riesaminare la percezione della forma scultorea e delle trame contrastanti. Jesús procede instancabilmente a smantellare alcuni vecchi pezzi per produrne di nuovi: in questo modo son stati prodotti alcuni dei pezzi più spettacolari degli anni 90, che hanno generato nuovi e complicati standard per le collezioni successive. La geometria tridimensionale viene realizzata con i tessuti più disparati: dai tessuti più rigidi alla più eterea e sottile seta o voile di cotone, quest’ultimo scelto per realizzare gonne a spirale con una trama simile alla carta.

2- la ricerca e l’attenzione alla materia che carezza la pelle: tessuti con ordito di metallo, rasi, iuta, sete, popeline, lini, sete grezze.

P/E 2010
Nieves Alvarez sfila per la collezione A/I 2000/01

Una forte predilezione per i tessuti naturali, che negli ultimi anni ha lasciato il posto anche alla riscoperta delle componenti sintetiche.

La superficie materica non è mai liscia, ma sempre manipolata, caratterizzata da solchi o incidenti intenzionali, come dimostrano le scomposizioni dei capi degli anni Novanta. Qua emerge l’affinità con Fortuny, che interveniva direttamente sul tessuto attraverso l’uso di stampe, stencils, pieghe e coloranti. Del Pozo ha lavorato con i lini sin dalle sue primi collezioni maschili negli anni 70, in un periodo in cui era difficile trovarli sul mercato, contattando direttamente una fabbrica di Saragozza che produceva biancheria per la tavola. I suoi tessuti preferiti erano piqué, cotone e sete grezze, che utilizzava copiosamente per realizzare giacche da uomo. La scelta del tessuto avveniva in modo oculato, privilegiando l’esperienza tattile.

Lo stesso designer amava affermare:“A volte devi ascoltare un tessuto e cedere ad esso, e altre volte lo devi contraddire. “

Talvolta utilizza qualcosa di povero come la iuta come principale materiale per realizzare un capo lussuoso, manipolandolo sapientemente attraverso la tintura o la scoloritura e trasformandolo in qualcosa di totalmente nuovo: un esempio in questa direzione sono gli abiti da sposa di iuta, taffeta di seta e tulle di cotone. Come ai loro tempi Tàpies, Miralles e altri hanno trasformato i loro quadri in superfici ruvide, a metà degli anni ’80 le scomposizioni degli abiti (“disossamenti”) e le trecce cominciano a emergere nelle gonne, nei cappotti e negli abiti di Del Pozo.

Le trecce sono realizzate in cotone di spessori diversi e vengono applicate lungo gli orli delle gonne in voile o per delineare le varie parti delle gonne a palloncino, a volte nascoste, altre volte visibili, come nei suoi abiti da sera di velluto dalle silhouettes morbide, in totale assenza di corsetti e costrizioni. La stessa filosofia è stata applicata per realizzare effetti di screpolatura: segmentando e suddividendo gli orli irregolari delle gonne di seta come se fossero foglie secche spezzate dal vento o, in alternativa, utilizzando le trecce attorno a un colletto elastico in velluto su un lungo cappotto di lana. Le nervature di alcune collezioni ricordano, invece, i campi appena arati della Castiglia, diventano impronta e trademark, donano valore e contenuto all’opera.

Ana Belén, musa ispiratrice di Del Pozo

3- il colore, che illumina e impreziosisce ogni creazione.

La sperimentazione del design include anche il colore, la tavolozza che sceglie per le sue collezioni. Sin dagli inizi, ha deliberatamente e incessantemente manipolato tonalità polverose o miste, la sua percezione vira verso le palette medie, non usa mai colori forti ma è sottilmente attratto dalle sfumature impercettibili. I suoi colori sono studiati, ricercati e ricreati partendo dalla miscela di toni diversi per arrivare ad ottenere l’effetto desiderato di ombreggiatura o di luce da donare al capo. Questa ricerca intenzionale per una tonalità dà il tocco finale alle sue collezioni, in cui ognuno dei colori usati è in perfetta armonia di insieme. La sua aspirazione massima era un lusso poetico e intimo , un regalo per i sensi, una esplorazione della complessità dei contenuti e delle forme.

P/E 2009: P/E 2007; P/E 2006

L’evoluzione del suo stile è sempre stata sottile ma costante, così come la definizione dei volumi: silhouette dritte e allungate negli anni Settanta, donne fiore e linee a ciotola negli anni 80 e 90, figure filiformi negli anni più recenti. Seppur lavorando nel ready-to.wear, realizza pezzi speciali così come omaggi ad alcuni artisti, primo tra tutti Antoni Tapiès negli Stati Uniti, senza mai abbandonare la sua indipendenza e i suoi tratti idiosincratici e combinando simultaneamente diversi progetti, quali ad esempio le uniforme per il RENFE o la Croce Rossa o le scenografie per le piéces di Emilio Sagi.

Nel 1979 rifiuta una offerta da un gruppo americano perché non voleva lasciare la Spagna, sempre più consapevole della propria identità, della sua terra e della propria vultura.

Nel 1999 Del Pozo è uno tra i creatori e fondatori de l’”Asociación de Creadores de Moda de España”, della quale assume il ruolo di Presidente fino a Dicembre 2000.

Nel 2003 nasce la Fondazione “Del Pozo”e dal 2004 fino alla morte, avvenuta nel 2011, tiene il “Curso de Experto Profesional en Diseño de Moda: Prácticas Empresariales”: la fondazione è il nucleo vivo di un insieme di associazioni e università che hanno firmato convenzioni con essa e rappresenta un laboratorio di idea per le future generazioni di designers.

Rappresenta una porta aperta in cui vedere un’impresa all’opera, dove lavorare con rigore e savoir faire, dove sviluppare progetti di moda o design in generale, e imparare il valore di un team le cui competenze sono perennemente aggiornate e che continua a operare attraverso la linfa vitale di giovani menti.

P/E 2003; A/I 2000/01; A/I 2001/02

Adesso la Fondazione ha più che mai il valore di diffondere i valori del padre formatore e far conoscere i numerosi aspetti della creatività made in Spain.

Durante tutta la sua carriera di designer, Del Pozo ha pertanto riflettuto sulla struttura interna di un abito e sulla natura del corpo in tutte le sue molteplici forme. Non è mai stato gratuitamente interessato a incorporare elemeneti decorativi come semplici orpelli, ma ha dato voce alla laggerezza di abiti “weightless”, genuinamente luminosi o al contrario alla struttura corposa e rigida di certe costruzioni. Le sue composizioni cromatiche ricordano alcune opere di Rothko, dove combina mistero a “trasparenze sensibili”.La sua palette di colori terziari trasporta il nostro immaginario verso i campi arati della Castiglia, dove il paesaggio naturale fa eco al sottile e impalpabile paesaggio dell’anima. L’arte e il legame con essa si manifestano pertanto costantemente nella sua opera, seguendo il suo “modus operandi” con coerenza e consapevolezza, sia che si tratti di un tessuto, di una costruzione, di una superficie, di una cromia o di un volume, dove l’abito ha una natura intrinseca di opera scultorea.

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