COMUNQUE VADA … SIA QUEL CHE SIA

THE MUSIC COVE a cura di Alexander Amorino Lov 

Anno domini 2016. Questa è una data che va lasciata impressa nella memoria collettiva di tutti noi e perché mi chiederete voi?

Semplice: l’anno 2016 è stato un anno di reboot in cui gli anni 90 sono tornati più preponderanti che mai, almeno nel campo artistico. Sono tornati proprio tutti musicalmente parlando, mancano giusto le Spice Girls che se riescono a non scazzare per dieci minuti, e dico dieci, e si riuniscono al completo, faccio un articolo.

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Torniamo a noi, anche SIA è tornata e in splendida forma. Lasciatasi alle spalle quello scomodo album, 1000 Forms of Fear, che l’ha, sì finalmente consacrata a non solo sensibilissima autrice di brani per altre, ma anche pregiata e sensibile cantautrice, ma le ha anche portato un bel “crack” psicologico tanto da non voler più apparire pubblicamente se non “bardata” con un parruccone e lasciando Maddie Ziegler, la giovanissima ballerina di Chandelier, come suo doppelgänger a fare promoting al posto suo.

Ma la nostra SIA nasce artisticamente in Australia proprio nel 1997, con un album, OnlySee, ai più sconosciuto e pubblicato in una manciata di copie per un’etichetta misconosciuta. Un album che è stato un piccolo peana per la cantante, tant’è che alcuni di quei brani sono finiti in alcuni dei suoi successivi album, riarrangiati, remiscelati, decostruiti e ricostruiti.

Poi qui in Italia, onestamente, è stata poco seguita prima del botto di Chandelier. Per me l’incontro con SIA è stato nel 2001 con i suoi featuring con la band Zero 7. Qualcuno ricorda la splendida ed eterea Destiny?

Già da questo primo approccio, si vedeva e si poteva pronosticare che la signorina fosse destinata a ben oltre i confini australiani di nascita.

E poi vennero le collaborazioni Christina Aguilera, Rihanna, Beyoncé, Shakira ed Adele.

Mi sento più leggero a parlare di “This is acting” ora che la promozione dell’album è definitivamente conclusa dopo la sua uscita a inizio di quest’anno.

This is acting non è un album, è una raccolta di brani reietti, scartati, violentati, provati, redesignati e bistrattati dalle più famose popstars del momento.

SIA credeva in quei brani tanto da voler giocare nel ruolo di interprete di se stessa, a tal punto che solo pochi sensibili cuori si sono resi conto che la nostra, effettivamente, sta parafrasando la seguente pensata “Mi avete messa in panchina? Bene e allora io vi prendo letteralmente per il culo e vi imito e vi dimostro che ci state perdendo voi!”.

Se ascoltate bene le tracce, al di là della bravura della Furler, noterete che imposta il cantato come se stesse parodiando le grandissime.

Prendete Alive, rigettata prima da Rihanna e poi dalla dorata Adele (e dico dorata, per non dire ingiustamente sopravvalutata, secondo me), è interpretata come se fosse lei Adele stessa, a dimostrazione che quel brano magnifico poteva diventare platino in tempo record.

SIA si traveste, recita. Si nasconde dietro il paravento d’interprete per dimostrare che lei, Adele, la sa parodiare, anche meglio di Adele stessa.

E vogliamo parlare di Bird set free, scartata in corner da Jessie J? Ma il caso più straordinariamente eclatante dell’album risiede in “Move your body” che, rispedita al mittente da Shakira, mantiene una coerenza nel cantato che sembra proprio di sentire la cantante colombiana e, ammetto, che per un attimo c’ero cascato pure io. Sentitela qui di seguito e ditemi se non ho ragione.

Concluderei i miei esempi a supporto portandovi all’attenzione l’immagnifica traccia di chiusura dell’album “Space Between” destinata a Rihanna e, passatemi il termine, trombata fuori dalla sua ultima fatica ANTI, che tutt’altro sembra che un album coerente.

Questo brano, di una potenza esagerata, poteva davvero ribaltare le sorti di ANTI dal flop preannunciato ancor prima della sua uscita.

Invece no, SIA la interpreta travestendosi da barbadiana e dandogli quel pathos che Rihanna avrebbe senza dubbio reso un inno, ma portandola a una dimensione di coinvolgimento emotivo senza pari, tanto che viene da pensare di essere stati mollati proprio noi!

Nonostante questa piccola rivincita, SIA rimane immacolata perché il suo lavoro discografico non è finalizzato a rinfacciare alle sue colleghe quanto siano state sciocche a snobbarla, ma a ricordar loro che lei non è un animale da palcoscenico, anche se mi sento di dire che tiene più presenza scenica lei di certe sue amiche di microfono, ma è una dolcissima anima che ha bisogno di comunicare per sentirsi se stessa e togliersi la maschera di donna dello showbiz seppur lasciando agli altri il pregio di portare la sua anima sui palchi di tutto il mondo.

 

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